martedì, 15 dicembre 2009
15 Dicembre 2009
giovedì, 17 dicembre 2009
17 Dicembre 2009
martedì, 15 dicembre 2009
15 Dicembre 2009
giovedì, 17 dicembre 2009
17 Dicembre 2009

mercoledì, 16 dicembre 2009

E’ ancora notte quando Gabriella mi saluta, un bacio e via. Dopo un po’ mi alzo anch’io, Nina rivendica un po’ di attenzione e allora gli dedico cinque minuti di coccole. Poi al computer, posta e quant’altro. Poco dopo ancora, entro in quell’aula ricoperta di moquettes che ci farà da "paesaggio" per tutto il dì.

La discussione in aula sulla manovra finanziaria è davvero mediocre, non c’è niente da fare. In compenso c’è un grande lavorio attorno agli ordini del giorno e ad alcuni emendamenti che delineano  posizioni cristallizzate. Avverto come estraneo questo modo di agire. Un po’ perché riflette l’incapacità di ascoltarsi e di ricondurre a sintesi i nodi che affrontiamo, più attenti al richiamo di pezzi di elettorato che al farsi carico di posizioni diverse. Un po’ perché le smanie di protagonismo fanno sì che il giorno dopo sui giornali ci sia la cronaca dettagliata di tutte le nostre incertezze, come se si trattasse di un braccio di ferro fra radicali e "mammolette" (io sarei  fra queste, naturalmente). No, non mi piace questa rappresentazione. E mi fa sorridere associare la radicalità alle posizioni della Gilda o di certi consiglieri.

Inutile nasconderci dietro un dito. Fin quando nel PD del Trentino non ci saranno luoghi di confronto e di sintesi politica, ci porteremo appresso approcci e pensieri anche molto diversi. Non che ciò sia di per sé negativo, ma in assenza di istanze di confronto collettivo, ognuno è legittimato a fare e dire quel che gli pare. Tanto che appare normale che si proponga il ripristino della figura del Sovrintendente scolastico, cosa che riprovo papale papale in un ordine del giorno presentato dal consigliere Casna della Lega. Se poi gli emendamenti si pensano per forzare la mano al governo provinciale, il ritirarli o il considerarli inammissibili diventa l’esatto opposto, una sconfitta. E i giornali, che delle segrete cose sanno tutto, vanno a nozze, dando così credito ad una descrizione della politica come campo di battaglia.

Quel che non è gridato non interessa. Così degli interventi che provano a dire qualcosa di riflessivo, non traspare nemmeno una riga. Non ti curar… verrebbe da dire, ma poi sono le stesse persone che ti hanno votato a chiederti che fine hai fatto.

Mi prendo il tempo nella pausa di ora di pranzo per fare un incontro con la Fondazione Fontana di Padova, interessata a proseguire una collaborazione nella cooperazione di comunità in Bosnia Erzegovina. Così decidiamo di proporre la costituzione di un fondo di microcredito sul turismo rurale a Prijedor, funzionale alla realizzazione di opere di piccola ristrutturazione nelle aziende agrituristiche che si sono messe in rete anche grazie alle attività sviluppate in questi anni in collaborazione con la comunità trentina.

Gli interventi si susseguono, ma sostanzialmente non c’è confronto. A tarda sera le conclusioni del Presidente rispondono più alle obiezioni sul Trattato di Milano che alle domande poste dai consiglieri della sua stessa maggioranza. Il che non va bene, perché una buona parte della dialettica politica in Trentino si svolge proprio in una maggioranza che esprime oltre il 60% degli eletti. Il resto assomiglia molto ad un gioco delle parti.

Durante il pomeriggio una raffica di incontri a margine dei lavori, così per non buttare il tempo. Alle 20.15, dopo mezz’ora di pausa, riprendono i lavori con l’inizio della discussione sugli ordini del giorno. In poco più di due ore ne vengono esaminati una ventina, alcuni di peso, altri meno.  Su due di questi mi voglio soffermare un attimo, uno sulla scuola a firma dei consiglieri del PdL e uno proposto dal PD del Trentino che mi vede primo firmatario sulla situazione dell’abitato di Gardolo.

Quello del PdL si proponeva di sospendere i provvedimenti della Giunta provinciale in materia di piani di studio. Cosa che divide il nostro Gruppo, un consigliere vota con il PdL, uno se ne va. Ricordo che all’inizio di questa legislatura abbiamo iniziato a vederci con un gruppo di lavoro che pose già un anno fa i nodi irrisolti (la non applicazione della legge 5/2006) che poi sono venuti al pettine ma in forma assolutamente spuria (e per molti versi corporativa) nelle proteste delle scorse settimane. Non passa.

Quello su Gardolo (che ritrovate nella prima pagina) trova un largo consenso, pur con i distinguo di una minoranza che mal sopporta che siano partiti del governo provinciale e comunale a porre questioni relative alla qualità del vivere in quest’area sottoposta ad un surplus di funzioni e contraddizioni. Ma è la prima volta che viene proposto un Patto, un accordo di programma fra Provincia e Comune per garantire a questa parte svantaggiata del Comune di Trento la necessaria attenzione sul piano delle opere e dei servizi alla collettività e alle persone.

Ore 22.35, si chiude. A casa tutti dormono.  

 

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