venerdì, 17 novembre 2017
14 Dicembre 2009mercoledì, 16 dicembre 2009
16 Dicembre 2009martedì, 15 dicembre 2009
Secondo giorno di Consiglio sulla manovra finanziaria 2010 – 2012. Sono da poco passate le 8 del mattino quando ci si trova con la maggioranza ad esaminare gli emendamenti. Sarebbe buona pratica prima di presentare emendamenti e ordini del giorno di concordarne i contenuti con una Giunta che è nostra espressione, fermo restando il sacrosanto diritto di ogni consigliere di presentare quel che ritiene più opportuno. Questo però non è avvenuto, per la verità non per gli ordini del giorno che mi vedono primo firmatario, e questo determina tensione nella maggioranza.
In Consiglio inizia la maratona degli interventi. Il dibattito è quello che è, specchio di una politica non certo in buona salute. Decido di dire la mia (l’intervento lo trovate nella home page). Un intervento di 15 minuti, non di più perché il tempo complessivo a disposizione di ciascuno di noi è di circa 30 minuti, illustrazione degli ordini del giorno compresi. Ma abbastanza efficace se è vero che mi giungono i complimenti di diversi consiglieri, anche degli altri gruppi, compreso il Presidente.
La seduta del Consiglio si conclude alle 19.30 e mi fiondo a Isera dove ci si ritrova con tutto lo staff dell’Osservatorio Balcani e Caucaso. Sono mesi che non partecipo agli incontri, pur seguendo a distanza l’insieme delle attività. L’Osservatorio è parte della mia storia personale ma il mio contributo ora è piuttosto limitato, se escludiamo qualche presenza nei convegni o nelle iniziative a cui partecipo in varie parti d’Italia. C’è anche Luisa Chiodi, la direttrice di OBC, che non vedo da prima della sua recentissima maternità. Anche il piccolo Pietro è con noi, forse la sua prima riunione.
La discussione verte attorno al bilancio del convegno annuale e più in generale sulle attività di Osservatorio. Il tema, "Il lungo ‘89" ha avuto il pregio di affrontare il ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino in una chiave del tutto diversa dalla liturgia (e dalla nostalgia) che hanno in larga parte segnato le manifestazioni e la cronaca giornalistica. A testimonianza dei muri ancora belli spessi con i quali abbiamo a che fare nella geopolitica europea come nella cultura e nel modo di pensare delle opinioni pubbliche. Più difficile, invece, è stato il definire un filo conduttore nelle riflessioni, forse perché è mancato un retroterra condiviso sulla questione europea, e nella capacità di legare questa riflessione alle vicende quotidiane che chiamano in causa l’identità culturale come le paure dei cittadini di un’Europa che non c’è.
E’ mezzanotte quando arrivo a casa. Ciò nonostante metto per iscritto gli appunti del mio intervento in aula, dando fondo alle energie e a quel po’ di lucidità che mi rimane. Finisco alle 2 e un quarto. Non male…