lunedì, 30 novembre 2009
30 Novembre 2009mercoledì, 2 dicembre 2009
2 Dicembre 2009martedì, 1 dicembre 2009
S’intitola "Mirjana" ed è un lavoro teatrale proposto da "Multiversoteatro", realtà trentina che nasce dall’incontro di donne che lavorano nel "teatro di ricerca" mettendo al centro della propria attenzione la persona nelle sue svariate angolature. Il tema proposto: lo stupro come arma di guerra. Michela viene a parlarmene, mi illustra il progetto e, visto il mio interesse, mi invia il testo teatrale. Venti pagine, fitte fitte. Il testo ti avvolge, sei lì, non hai scampo. L’inquietudine che ne viene non è compassione, l’interrogarsi piuttosto. Ed è giusto che sia così. Perché non riguarda la storia di qualcuno più o meno vicino, più o meno immaginario. Riguarda ognuno di noi, perché tu potresti essere lì. Non perché la violenza è ovunque e dunque dobbiamo impegnarci a far vincere il bene sul male. Vecchia storia. Ma perché quella violenza ce l’abbiamo dentro. E’ parte costitutiva.
Da tempo lavoro sul tema dell’elaborazione del conflitto e, mano a mano che m’addentro in questa ricerca, mi convinco sempre di più che c’è un campo d’indagine sulla guerra che prescinde largamente dalle ragioni economiche o geopolitiche e che noi fatichiamo ad indagare perché si tratta di una zona d’ombra che è doloroso riconoscere: la felicità della guerra.
E’ di questa zona d’ombra che parliamo con Michela e Marzia che del testo è l’autrice. E’ interessante accorgersi che a partire da punti di osservazione diversi si può arrivare non tanto alle stesse conclusioni ma al bisogno di prendere per mano ciò che è meno scrutabile e che però incombe su di noi, sulle nostre vite. Racconto delle mie esperienze nei luoghi di cui il lavoro teatrale parla, del "cerchio magico" nel quale ogni inibizione scompare e tutto è possibile perché hai potere di vita o di morte sugli altri, dello scorrere normale della vita accanto ai campi della morte, della banalità del male.
Nel testo teatrale, come del resto nella nostra conversazione, se ne parla – contrariamente a quel che si può immaginare – con la necessaria leggerezza. Non abbiamo qualcosa da denunciare, né qualcuno da mettere alla gogna. Solo, si fa per dire, la necessità di interrogarsi. Di guardarsi dentro e intorno, con ironia se si vuole. Perché non ci sono destini da salvare, né anime.
Un tema che mi accompagna per l’intera giornata. Al mattino al Forum, dove mi trovo per valutare le ipotesi grafiche del nuovo sito sulla pace e i diritti umani ma anche su questo proviamo a vedere se è possibile che la pace sia ancora in grado di parlare al profondo delle persone, poi per parlare di "Mirjana", nel pomeriggio con Francesca parlando di come impostare l’incontro del 10 dicembre sul diritto all’acqua ed infine nel ragionare con i cinque ragazzi che hanno partecipato al viaggio in Palestina – Israele nel cercare i messaggi da trasmettere alle loro scuole uscendo dalla logica amico – nemico.
Far vivere nella riflessione sulla guerra e sulla pace il tema della banalità del male è una delle ragioni che mi hanno portato ad accettare di assumermi la responsabilità del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani. Credo che non sia altro dal mio impegno politico.