mercoledì, 25 novembre 2009
25 Novembre 2009venerdì, 11 marzo 2016
27 Novembre 2009venerdì, 25 marzo 2016
L’incontro della maggioranza del Consiglio provinciale sulla scuola inizia alle 8 e un quarto. Finiremo alle 13.30. Cinque ore e passa per discutere di un provvedimento della Giunta è forse un record e comunque ci descrive quanto delicato sia questo passaggio di cui si sta parlando per la verità da diverse settimane. Stupisce quindi che diversi dei consiglieri presenti dimostrino di non conoscere affatto la materia, ma questa è oggi la realtà della politica.
Il confronto almeno nella sua prima parte è molto tecnico, e questo – oltre a tagliar fuori una parte dei presenti – fa assumere alla discussione un profilo che fatico ad accettare almeno in quella sede, quasi fosse nostro compito quello di far quadrare gli orari. Il tema è invece squisitamente politico e riguarda nella fattispecie due questioni di fondo, dove il metodo si confonde con il merito.
In primo luogo la questione riguarda le competenze "concorrenti" che il Trentino esercita con lo Stato Italiano sulla scuola. Accade così che ogni volta si ha a che fare con le materie "concorrenti", sistemi formativi, didattica, piani di studio, esami… , il Trentino si trova a dover far proprie le scelte nazionali oppure ad avviare una trattativa con il Ministero per cercare soluzioni diverse. E’ quanto avvenne nel 2002 allorché, di fronte ai tagli della ministro Moratti, la Provincia si fece artefice del protocollo PAT – MIUR con il quale venivano attivati nella scuola elementare e media percorsi di studio sperimentali finalizzati a favorire processi di continuità e di orientamento e, nella scuola superiore, la riorganizzazione dei piani di studio a garanzia della differenziazione dei percorsi in un sistema organico e integrato che facilitasse i passaggi fra i diversi ordini e indirizzi di studio. Una soluzione intelligente ma largamente incompresa, soprattutto a sinistra, interpretata come un cedimento o peggio ancora come un tradimento. Fu in realtà, oltre ad un atto politico intelligente che ci mise al riparo dai tagli nazionali, la prova generale nella direzione di una riforma della scuola trentina che di lì a poco portò alla legge sull’autonomia scolastica (LP n.5/2006). Ora ci si trova in una situazione analoga, ma la lezione di sette anni fa – per nulla elaborata – non sembra essere servita un granché e le posizioni si ripresentano cristallizzate.
In secondo luogo, si dice, c’è stato un difetto di comunicazione. Vero, ma ascrivibile al fatto che la legge di riforma della scuola trentina varata nel 2006 è ancora largamente inattuata. E così il riequilibrio auspicato fra scuole e palazzo non c’è stato, a tutto danno della partecipazione e a tutto favore della burocrazia provinciale. Il "Consiglio delle autonomie" è ancora sulla carta, così come l’assunzione di responsabilità da parte degli istituti, ricreando quella strozzatura che ha generato e continua a generare gerarchia e deresponsabilizzazione. Ovviamente non si tratta semplicemente di un problema di comunicazione, è invece la capacità di interpretare in maniera dinamica e fantasiosa l’autonomia scolastica ad essere in gioco.
Ciò nonostante ne usciamo bene, con alcune cose chiare prima fra tutte il fatto che in Trentino non ci saranno tagli alla spesa per l’istruzione, ovvero che ogni risparmio potrà venire dalla riorganizzazione e razionalizzazione dei piani di studio verrà reinvestito nella scuola. Insomma, a differenza di Tremonti e Gelmini che tagliano la scuola per far cassa, in Trentino questo non accadrà. Ciò significa che ci saranno i margini anche per facilitare il passaggio dagli istituti professionali agli istituti tecnici, per potenziare le scuole professionali affinché sia maggiormente curata la formazione di base e la possibilità di accesso all’istruzione superiore (compresa la possibilità di aprire un contenzioso sulle modalità di reclutamento del personale), rivedere i tagli sui laboratori e così via.
Rimane una coda e una considerazione da fare. La coda riguarda l’opportunità o meno di presentare già l’indomani le delibere oppure darsi il tempo per incontrare le parti sociali e per articolare le delibere in modo da tenere conto dell’insieme dei cambiamenti proposti. Si apre una vivace discussione ma alla fine l’assessore Dalmaso deciderà per il meglio, rimandando alla settimana prossima la presentazione dei provvedimenti. La considerazione riguarda invece la maggioranza. Si potrebbe ricostruire una geografia "politica" a partire dall’atteggiamento dei consiglieri presenti. Un partito è interessato solo all’insegnamento del tedesco (ovvero la caricatura dell’autonomia), un altro a che nel suo territorio non cambi nulla, un altro ancora è dichiaratamente contrario a qualsiasi cosa che sappia di autonomia (e di egualitarismo), un altro è assente, il partito del presidente è allineato ma con un consigliere che fa le bizze perché il suo elettorato non si sentisse più garantito dalla dimensione nazionale che dal sistema trentino, il nostro è un guazzabuglio di posizioni diverse. Se non ci diamo luoghi di confronto politico e culturale, per il PD del trentino come per la coalizione del centrosinistra autonomista, mi sa che non andremo molto lontani. E – mi riferisco al nostro partito – continueremo a correre appresso a spinte contraddittorie e spesso conservatrici e corporative, per assenza di visione o per ricerca del consenso purchessia.
Tanto che non riusciamo nemmeno a gestirci i risultati positivi che ci portiamo a casa. Nel pomeriggio condivido queste idee con chi nel sindacato scuola ci ha lavorato e ancora ci lavora. Ne avevo parlato il giorno precedente con Edoardo Benuzzi, ne parlo con Flavio Ceol e con Franco Ianeselli, e mi conforta di trovarmi in forte sintonia.
Finisco la giornata in libreria. Fra gli altri, scelgo il libro di una donna "che aveva il genio dell’amicizia" come ebbe a dire al suo funerale Hans Jonas. Si riferiva ad Hannah Arendt. Il libro in questione è dedicato all’amico Walter Benjamin. E’ una storia di sintonie profonde, di intimità d’affetto e di separazioni dagli esiti tragici.