lunedì, 23 novembre 2009
23 Novembre 2009venerdì, 25 marzo 2016
26 Novembre 2009mercoledì, 25 novembre 2009
Il 25 novembre è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Credo sempre meno alle "giornate", siano esse della memoria o del ricordo, dei diritti umani o dell’ambiente… Rappresentano una sorta di alibi per parlarne in maniera rituale, quasi che ci permettessero di lavarci la coscienza per poi rientrare nella normalità. Ogni tipo di violazione riprende il suo corso, se mai ci sono state – ed è improbabile – anche solo ventiquattr’ore di tregua.
In questo caso la presentazione del libro "Teresina. Una storia vera" il 25 novembre è una semplice, per quanto piacevole, coincidenza. Perché se questo libro è dedicato dall’autore proprio alla giornata mondiale contro la violenza sulle donne, è del tutto casuale che questa presentazione avvenga in questo giorno. Era tempo che dicevamo con l’autore di fare una cosa a Trento ed è capitato così.
L’incontro alla Libreria Einaudi è tutto fuorché rituale. Inusuale l’argomento, un libro dedicato alla vita tragica di una donna perduta, inusuale un libro scritto da un uomo sulla violenza contro le donne e che a parlarne siano due uomini e una donna. Mi chiama Iva e mi dice che ha trovato tutto questo piuttosto strano… le rispondo che forse è bene che a discuterne siano finalmente anche gli uomini considerato che di tale violenza sono i protagonisti. E in effetti non sarà un incontro di donne, per una data al femminile. Fra i presenti non mancano gli uomini.
Provo ad introdurre la serata con due immagini. Quella del mio incontro con Gianguido Palumbo dieci anni fa a Sarajevo. In quella città non solo o tanto per aiutare qualcuno, ma per capire. Ed indagare sulla guerra, non solo per comprenderne le ragioni economiche e geopolitiche, ma anche per sviscerarne i lati inconfessabili come la felicità della guerra, quel "cerchio magico" nel quale svanisce ogni inibizione e nel delirio di onnipotenza un uomo ha diritto di vita o di morte su un altro uomo. Se è una donna, anche si stupro.
A Sarajevo non siamo per "prendere parte", ma per provare ad elaborare ciò che è accaduto; non per dire chi ha torto o ha ragione (e nemmeno per essere equidistanti) ma per cercare un’equivicinanza invece, che ci permetta di parlare con tutti e ricostruire pagine di verità condivise. La verità è il vero risarcimento. E questo libro è un piccolo, grande risarcimento verso Teresina e la sua esistenza.
La seconda immagine è che questo libro sembra descrivere un tempo remoto, il Germinale di Emile Zola piuttosto che la Venezia degli anni ’70, storie di vita improbabili per il nostro tempo, ma che poi, a guardar bene, toccano il vissuto di ciascuno di noi. Così leggendo Teresina un anno fa, mi era venuta in mente una figura femminile della mia infanzia, Antonia Chiarentin, donna di fatiche, di pianto e di grandi risate, di solitudine e di alcol. Viveva in una stamberga lungo il Fersina, a Trento, ed è morta suicida con la varechina dopo giorni di agonia. Su queste vite tragiche di dolore e di violenza cade l’oblio, il nome di Antonia perduto come la sua esistenza, come quella di Teresina e di tante altre. E che solo la sensibilità di qualcuno può forse cercare di dare dignità. Risarcire appunto, per quanto alla memoria.
Renata Greggio che presenta con me e l’autore questo libro, descrive Teresina con emozione e amorevolezza. Il suo modo di parlare, il suo orgoglio di essere figlia legittima, il suo legame con la città di Venezia, il suo volersi bene con un briciolo di vanità, il suo amore per la vita e per gli altri. Renata tocca le corde di chi l’ascolta e dello stesso autore, è come se avesse conosciuto Teresina, personaggio che sente famigliare in quella sua parlata di cui avverte la vicinanza con le sue radici trevigiane.
Tocca all’autore raccontare di quei nastri registrati, di quelle pagine ingiallite per vent’otto anni in un cassetto, di quelle immagini di violenza sulle donne raccolte nella capitale bosniaca e del trovare così il modo per dare un senso a quella storia di una vicina di casa che mentre raccontava la sua vita si vestiva come un’attrice sul palcoscenico. E di quel bisogno di uomini di non sottrarsi al tema della violenza, quasi si trattasse di una cosa di donne. Dell’associazione che ne è nata, "Maschile Plurale", alla quale sono destinati i diritti d’autore della vendita di questo libro.
Sono davvero contento di questo omaggio a Teresina. Tutto il resto di questa giornata non ha alcuna importanza.